Il paradosso dell’eolico: corsa ad ostacoli burocratici.

Chi l’ha detto che il vento non incontra ostacoli sul suo percorso?

A puntare i riflettori su un tema caldissimo è lAnev: nel quadro istituzionale attuale esistono ancora troppi ostacoli di origine burocratica che rallentano l’evoluzione dell’eolico.

La nascita del ministero della Transizione ecologica e del Comitato interministeriale per la transizione ecologica pur rappresentando un elemento propulsivo, risulta essere abbastanza per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione posti dall’Ue al 2030.

Non c’è Transizione senza Semplificazione.

Questo è il monito: per poter attuare un piano istituzionale allineato alle imposizioni comunitarie che fissano una data precisa per il risanamento del Pianeta (cfr. 2050) occorre disporre di strumenti semplici e rapidi di intervento.

Nello specifico la richiesta è quella di snellire l’iter delle riforme aventi come tema l’ampio spettro delle energie rinnovabili.

L’Associazione Nazionale Energia del Vento ha posto l’accento sulla esigenza di ripensare in modo più profondo le procedure autorizzative che spesso bloccano la costruzione di impianti destinati alla produzione di energia pulita.

Nella Giornata mondiale del Vento 2021 si è parlato di “liberare l’energia eolica” attraverso un intervento corale che, mettendo d’accordo le varie correnti parlamentari, riesca a ridurre le tempistiche medie degli iter per la realizzazione degli impianti eolici.

Vi siete mai chiesti perché oggi ci vogliono oltre 5 anni per costruire un impianto eolico, rispetto ai 6 mesi previsti dalla normativa?

Bene! Il blocco è causato da querelle tra i decisori, nel senso che coloro che sono chiamati a decidere ai vari livelli istituzionali si ostacolano a vicenda per questioni spesso non strettamente legate all’oggetto della decisione ossia gli impianti rinnovabili.

Per questo motivo si chiede che il superamento dei contrasti istituzionali avvenga seguendo regole chiare e indicazione precise ma soprattutto di settore.

Pretendere di realizzare la transizione ecologica senza una radicale revisione degli strumenti normativi ed autorizzativi per la costruzione di queste opere significa condannare il nostro paese ad una ancora più onerosa rincorsa agli obiettivi comunitari.

Questi sono i motivi che hanno spinto alla realizzazione di una sezione nel “Piano nazionale di ripresa e resilienza” dedicata alla semplificazione delle procedure burocratiche.

La sottosegretaria alla Transizione ecologica Ilaria Fontana rassicura che “nel decreto governance” verrà inserita “una semplificazione atta a snellire l’iter burocratico autorizzativo”.

Fa da eco la vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera e capogruppo di Facciamo ECO, Rossella Muroni, la quale osserva che il decreto Semplificazioni “diventa un’occasione che non possiamo perdere. Anche per superare gli ostacoli non tecnologici alla transizione ecologica” dovuti in gran parte al fatto che “le imprese” sono state lasciate sole “a dirimere questioni con i territori, cosa che a loro non compete”.

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L’altalena delle Rinnovabili: si espandono ma non si riducono le emissioni.

La nuova elettricità: la IEA rivede le sue stime a rialzo per le rinnovabili.
C’è chi non riesce ancora a crederci, ma il 90% della nuova generazione di elettricità nel 2020 è stata sfornata da fonti rinnovabili.

Il trainer del mercato? Naturalmente è la Cina!
Ma seguono con pochissimo distacco anche Stati Uniti ed Europa.

L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nel suo report di aggiornamento “Renewable energy market update 2021” rilasciato l’11 maggio, rivede al rialzo il trend per le rinnovabili nel mondo nei prossimi anni.

La crescita di almeno due settori chiave delle rinnovabili – eolico e solare – viene prospettata con un + 25%: stime che tengono conto della capacità e della velocità di espansione rispetto a peridi antecedenti alla stessa pandemia.

Citiamo qualche dato: la capacità installata di elettricità rinnovabile nel 2020 (si parla di circa 280 gigawatt) è aumentata del 45% rispetto al 2019.

Questo balzo in avanti è “destinato a diventare una nuova normalità”, anche grazie ai progetti che consentiranno di installare 270 gigawatt nel 2021 e 280 gigawat nel 2022.

Il report chiarisce come le energie rinnovabili abbiano contribuito a produrre il 90% della nuova generazione di elettricità globale nel 2020: tale dato è destinato a protrarsi anche in ciascuno dei prossimi due anni.

L’ottimismo di Fatih Birol è contagioso: “una massiccia espansione dell’elettricità pulita è essenziale per dare al mondo la possibilità di raggiungere i suoi obiettivi di neutralità climatica”.

Tuttavia, proviene dalla stessa IEA un monito importante attraverso il suo nuovo rapporto speciale intitolato “Financing Clean Energy Transitions in Emerging and Developing Economies”.

Nel documento si afferma che bisogna aumentare gli investimenti annuali in energie pulite nelle nazioni in via di sviluppo nel tentativo di raggiungere i mille miliardi di dollari entro il 2030.

Questo suggerimento permette di interpretare correttamente i dati derivanti dal trend in crescita delle rinnovabili e dalle operazioni per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030, sforzi unanimemente proiettati a raggiungere il traguardo delle emissioni zero entro il 2050.

Questi investimenti devono però essere indirizzati a creare e produrre tecnologie pulite, come evidenzia l’Agenzia in una nota di sintesi del rapporto pubblicata in collaborazione con la Banca Mondiale e il World Economic Forum.

Anche l’Italia fa la sua parte nella crescita delle rinnovabili, lo confermano i dati dell’Osservatorio FER realizzato da ANIE Rinnovabili, associazione di ANIE Federazione, sulla base dei dati Gaudì di Terna.

Nello specifico bisogna osservare quanto segue.

Nel Fotovoltaico il 2021 si preannuncia un anno con tendenze a rialzo: le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di potenza sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, mentre quelle con il maggior decremento sono Liguria, Marche e Sicilia.

Nell’Eolico, attualmente solo la Calabria ha registrato un incremento del 33% rispetto all’anno passato, grazie all’attivazione di un impianto da 21 MW nella provincia di Cosenza; la diffusione territoriale, in ogni caso, si concentra nelle regioni del sud Italia.

Nell’Idroelettrico si registrano risultati poco confortanti con un decremento del 79% rispetto all’anno passato; la geo-localizzazione degli impianti sorride il nord Italia.

Va ricordo che in Italia diversi sono i documenti fissano gli obiettivi da raggiungere in tema di rinnovabili: il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che però andrà presto aggiornato), la Strategia nazionale di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Nonostante gli sforzi nazionali, l’Ispra – in base agli ultimi dati disponibili – frena gli entusiasmi affermando che nel 2021 i gas serra risultano in salita dello 0,3%: conseguenza della ripresa economica o della carenza di strutture e tecnologie idonee a ridurre al minimo le emissioni?

Ai posteri l’ardua sentenza!

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Materie prime alle stelle: il Governo cerca di salvare la crescita del Fotovoltaico.

La questione è semplice ed è grave: già dai primi mesi del 2021 si registra un sintomatico aumento del costo dei moduli solari di circa il 18%.

Dato significativo se posto a confronto con il calo del 90% registrato nel decennio precedente.

A monde del problema sta l’effetto domino, che si sta abbattendo da un settore all’altro, dovuto ai rincari registrati nella produzione e vendita delle materie prime quali acciaio, rame, ferro, legno e soprattutto polisilicio.

I primi ad avvertire ila crisi sono stati i costruttori edili che hanno lanciato l’allarme al governo attraverso l’Ance manifestando l’insostenibilità economica del trend dei rialzi.

Non si tratta però di una complicazione generata soltanto dai prezzi: alcuni materiali iniziano ad essere irreperibili, rallentando notevolmente la progressione dei lavori di filiera.

Qualche numero: l’acciaio ha subito un rincaro del 150% mente il polietilene di circa il 129%.

Ed il polisilicio?

Per i meno esperti, il polisilicio è una forma raffinata di silicio impiegata prevalentemente per la costruzione dei pannelli solari e proprio attorno a questo materiale indispensabile ruota l’intera vicenda.

Il meccanismo critico che ha innescato il rallentamento della crescita del fotovoltaico è legato da un lato al rapido aumento della domanda di polisilicio e dall’altro alla sua irreperibilità: situazione questa che ne ha fatto schizzare il prezzo fino a 21,16 euro al chilo.

Stando ai dati forniti da PVInsights, neanche un anno fa la stessa quantità di polisilicio aveva un valore di 5 euro e si prevede che fino alla fine del 2022 i prezzi resteranno su livelli alti.

Per il 2021 non sarà tutto rosa e fiori per il rinnovabile solare: secondo gli analisti di BloombergNEF, i governi devono prepararsi all’eventualità che l’eliocentrismo energetico nel breve periodo possa non costituire l’alternativa più economica.

I consulenti del Mint, affermano che i paesi più colpiti dalla crisi di settore saranno la Cina (dove si concentra più dell’80% dell’offerta mondiale di polisilicio), l’India e gli Stati Uniti: l’Europa subirà l’effetto domino che metterà a rischio una serie di progetti.

Il fenomeno globale viene avvertito anche in Italia, dove a rischiare maggiormente è lo strumento del Superbonus.

Il Governo però sta elaborando una soluzione che coinvolge l’economia circolare, come spiega il viceministro dello Sviluppo Economico,.

Il Superbonus 110% si è rivelato un ottimo traino per l’economia nazionale, facendo registrare negli ultimi due mesi un incremento degli interventi di ristrutturazione del 376%: una boccata di aria fresca per gli indici occupazionali.

L’aumento dei prezzi, rischia di rallentare il trend positivo determinando una drastica riduzione della marginalità per le imprese, che si troveranno a dover sfoltire il proprio team ed a rallentare le attività di impianto.

Il viceministro Pichetto Fratin ha rivelato le strategie adottate a settembre dalla Commissione Europea per contrastare questo improvviso e repentino mutamento delle condizioni economiche.

La prima reazione è stata quella di presentare il “Piano d’azione sulle materie prime critiche” il quale prevede l’individuazione di una lista delle materie critiche avente l’obiettivo di migliorare le dinamiche del commercio internazionale e contrastare le distorsioni degli scambi per la sicurezza degli approvvigionamenti.

La seconda soluzione è stata quella di costituire la “Alleanza per le materie prime”, all’interno della quale gli Stati membri elaboreranno strategie per incoraggiare l’economia circolare, aumentare i fornitori, rafforzare gli investimenti in ricerca e sviluppo per la ricerca di nuovi giacimenti e materiali sostitutivi.

Il Governo si è impegnato a garantire l’aggiornamento annuale dei prezzari cui fare riferimento nell’ambito dei contratti pubblici e ad individuare nuove forme di approvvigionamento sostenibile come antidoto definitivo ai rincari.

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Rinascimento ecocompatibile: screening delle rinnovabili.

Cercare di spiegare qual è il valore aggiunto delle fonti energetiche rinnovabili non è semplice.

Soprattutto quando si ignorano i rischi ed i pericoli nascosti dietro all’impiego di quelle c.d. tradizionali.

Da un lato abbiamo la storia e dall’altra il futuro.

La rivoluzione industriale ha esaltato l’utilizzo delle fonti energetiche prodotte con i combustibili fossili quali petrolio, carbone e gas naturale.

A lungo andare, lo sfruttamento massiccio e sregolato di queste risorse ha prosciugato ed ammalato il Pianeta al punto da imporre agli Stati delle politiche rivolte alla ricerca e produzione di soluzioni alternative.

Risulta quindi importante capire la distinzione tra “non rinnovabile” e “rinnovabile”.

Una risorsa viene definita “non rinnovabile” quando una volta sfruttata viene esaurita ossia il nostro Pianeta non è più in grado di produrla.

Viceversa una fonte è definita rinnovabile quando una volta utilizzata viene rigenerata perché il nostro Pianeta è in grado di riprodurla.

Ciò è possibile perché i meccanismi di impiego non implicano la distruzione delle risorse naturali, garantendo – pertanto – un maggiore rispetto dell’ambiente.

In termini di sostenibilità queste energie sono considerate la vera risorsa del futuro non solo dal punto di vista materiale ma anche culturale.

Non ci resta che chiarire qual è il principale pericolo derivante dall’impiego di risorse non rinnovabili e, di contro, quali sono le opportunità che l’energia rinnovabile ci offre.

Le fonti non rinnovabili, distinte in combustibili fossili e combustibili nucleari, sono fonti precarie ed altamente inquinanti.

Se ci fermiamo un attimo a riflettere, sarà semplice osservare che il nostro intero sistema produttivo ha fondamenta per loro natura provvisorie.

Si badi che il carbone, il gas, il petrolio e l’uranio sono fonti destinate ad esaurirsi e che quindi nel lungo termine non saranno più in grado di soddisfare la sempre crescente domanda di energia.

Inoltre i meccanismi massicci di sfruttamento di tali risorse hanno un impatto ambientale dannoso e desolante.

In Italia la normativa di riferimento include tra le fonti resilienti: il sole, il vento, le risorse idriche e geotermiche, le maree, il moto delle onde e le biomasse ossia la trasformazione di prodotti vegetali o dei rifiuti inorganici e organici in energia elettrica.

Le risorse da cui sono prodotte le energie rinnovabili, al contrario, si rigenerano molto rapidamente grazie all’attività endogena ed esogena del nostro Pianeta.

Le fonti rinnovabili vengono impiegate in impianti che riducono o azzerano l’inquinamento: in taluni casi, sono gli stessi meccanismi di produzione a generare ulteriori risorse da impiegare nel circuito energetico senza contaminazione né dispersione.

A fronte dei cambiamenti climatici in atto nel nostro Pianeta, la corsa alle rinnovabili è oggi indispensabile per salvaguardare la situazione globale dell’ambiente e per la salute dell’uomo.

La via ecologica rappresenta quindi l’indicazione maestra ed imperativa che la maggior parte delle nazioni sceglie di seguire.

Quali sono le fonti rinnovabili e da dove derivano?

Energia eolica: è quella originata dal vento.
Energia solare: è quella originata dalla luce solare.
Energia geotermica: è quella originata dal calore della Terra.
Bioenergia: è quella derivante residui organici animali o vegetali.
Energia idroelettrica: è quella originata dal movimento dell’acqua.
Energia oceanica: è quella che sfrutta il moto delle onde e il movimento di correnti e maree.

Innumerevoli sono i benefici che le risorse energetiche rinnovabili offrono per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Abbattimento delle immissioni di CO2 nell’atmosfera.
Riduzione dello sfruttamento massivo delle risorse materiali ed umane.
Stabilità duratura derivante dalla capacità di auto-rigenerazione.
Facile e pronta reperibilità in natura delle risorse primarie.
Autonomia produttiva per le nazioni.
Riduzione dei costi di produzione e delle spese in bolletta.
Pieno soddisfo delle crescenti richieste energetiche.
Sicurezza degli impianti.

Nonostante la scienza si sia adoperata strenuamente per fornire al mondo gli strumenti necessari sostituire queste energie “inquinamenti”, sembra ancora molto lontano l’obiettivo di decarbonizzare il sistema produttivo globale.

Il principale problema è rappresentato dai colossi economici coinvolti nello sfruttamento delle fonti non-rinnovabili.

Tuttavia, il vento sta cambiando: l’umanità si sta avviando verso un rinascimento ecocompatibile grazie allo sviluppo di una nuova etica di consumismo moderato e consapevole.

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Energia verde Sardegna,Geolocalizzazione

Geolocalizzazione delle rinnovabili in Sardegna.

Nella particolare classifica delle regioni maggiormente coinvolte nella produzione di energia verde in Italia, la Sardegna occupa certamente una posizione di tutto rispetto.

È notizia di questi giorni che l’isola dei nuraghi rappresenterà la roccaforte della transizione energetica.

Ha vinto, infatti, la corsa all’innovazione divenendo destinataria di ben quattro progetti verdi, integrati nel programma Horizon 2020 e, quindi, finanziati dalla Comunità Europea.

Si tratta di circa 28 milioni di euro direttamente indirizzati alle località di Carloforte, Berchidda e Cagliari.

Volendo quantificare l’imponente dispiegamento di forze green sul territorio, che confermeranno le convinzioni di chi vorrà accedere allo sconto in fattura, i dati forniti da Terna che riguardano il nostro territorio sono promettenti.

Nel 2019 è stata registrata la presenza di almeno 38.000 impianti fotovoltaici: per i non addetti ai lavori questa brigata del sole, ha sviluppato una potenza massima erogabile di 907 MW. Chapeau!

Dati incoraggianti sono stati registrati anche dalla squadra eolica, con 595 impianti attivi per produrre una potenza massima di 1.105,34 MW, e dallo schieramento delle centrali idroelettriche, che con 18 impianti hanno raggiunto una potenza di 565,62 MW.

Sono questi i motivi per cui Terna ritiene che la Sardegna rappresenti una regione così strategica da rischiare di investire 1 Miliardo di euro nei prossimi cinque anni, con attività che coinvolgeranno oltre 300 imprese e 1.300 tra operai e tecnici nei cantieri e nelle lavorazioni in fabbrica.

In attesa di comprendere dai movimenti governativi se i recenti sgravi fiscali e le sovvenzioni statali saranno prorogati fino al 2023, in molti stanno presentando domanda per svecchiare i propri impianti energetici energetici.

Gli strumenti che permettono di dotarsi di questi impianti a condizioni redditizie, sono le detrazioni fiscali, che ad oggi arrivano fino al 110% e che, anche laddove previste in misura inferiore, grazie anche al risparmio in bolletta, permettono di ammortizzare totalmente l’investimento iniziale in pochi anni.

Si sente spesso parlare di tutte queste fonti di energia verde, ma non siamo sempre in grado di individuare in quali zone geografiche della Sardegna si trovano.

Cerchiamo di stilare delle piccole classifiche.
Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, il più grande si trova a Sassari: la struttura è così imponente da possedere una capacità produttiva di 51 GWh all’anno, che tradotto in soldoni implica una riduzione di 26 mila tonnellate di CO2.

Nel settore eolico on-shore (a terra), il primato spetta all’impianto che si trova nella splendida cornice delle campagne di Buddusò, un colosso con 138 MW di potenza installata, in grado di produrre da solo il 19% dell’eolico sardo.

Il contributo energetico del settore eolico è notevole!
Ogni turbina eroga una potenza nominale di 2300 kW (2,3 MW), mentre la potenza di cui necessita mediamente una casa è di circa 3kW: ciò significa che ogni turbina eolica è teoricamente capace di alimentare, da sola, più di 750 case.

Diverso è il discorso per ciò che concerne gli impianti idroelettrici.

Le potenzialità idroelettriche della Sardegna non vengono sfruttate a pieno; i motivi vanno ricercati sia nella sua particolare situazione idrologica, sia nel fatto che le principali attività idroelettriche vengono ostacolate dalle scarse precipitazioni.

In ogni caso, il primo gradino del podio delle centrali idroelettriche ad acqua fluente spetta alla diga sul fiume Cedrino in località Pedra ‘e Othoni (Dorgali): il fluido vitale che aziona le turbine compie un salto verticale di 43 metri producendo 12,7 GWh.

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La pandemia non ferma l’energia pulita.

Il mondo si tinge di verde: l’asticella mondiale della crescita green segna un bel + 45% nel 2020.

A raccontarci questa splendida impresa è il nuovo Renewable Energy Market Update 2021 dell’International Energy Agency.

Si tratta dell’incremento più significativo negli ultimi vent’anni: nell’anno buio appena trascorso, solo le rinnovabili hanno generato un po’ di luce.

Infatti, le fonti green hanno avuto la capacità di generare il 45% in più di elettricità pulita, risultato che rappresenta anche il 90% della crescita dell’intero settore energetico globale.

Badate, non è un traguardo fortuito: negli ultimi 20 anni il settore, nonostante un andamento altalenante nella fase iniziale, ha registrato un progressivo incremento.

Crescita che rappresenta un vero e proprio trend destinato a far sbocciare grandi numeri anche nei prossimi anni: si attende, da questa “nuova normalità”, una capacità rinnovabile di quasi 270 GW per la fine del 2021 e di 280 GW per il 2022.

I primatisti globali delle rinnovabili sono il fotovoltaico e l’eolico.

L’analisi compiuta dalla IEA mostra come lo sviluppo del solare fotovoltaico continuerà a macinare record, guidando la crescita delle fonti rinnovabili, con un aumento annuo della capacità installata atteso per il 2022 pari ad almeno il 50% in più (circa 162 GW) rispetto al livello pre-pandemia del 2019.

La capacità eolica di generare energia elettrica pulita è, invece, praticamente raddoppiata nel 2020: si parla di un aumento di oltre il 90% rispetto al 2019 che le ha fatto raggiungere i 114 GW nel 2020.
Si stima per il 2022 una crescita della capacità produttiva del 50% in più rispetto al periodo 2017-2019.

Nonostante l’annus horribilis della pandemia è proprio la Cina a confermarsi al centro della domanda e dell’offerta globale di rinnovabili: nel 2020 la quota cinese è salita per la prima volta al 50%, rappresentando circa il 40% della crescita globale della capacità rinnovabile.

Il Trend verticale è però destinato a rallentare a causa del taglio ai sussidi operato dal governo cinese per la realizzazione di progetti di settore; tale condizione permetterebbe all’Europa ed agli Stati Uniti di recuperare velocemente il passo.

Il governo di Pechino potrà sempre e comunque vantare il titolo di Paese Leader nella produzione di pannelli solari e turbine eoliche, nonché quello di maggior fornitore di materie prime come silicio, vetro, acciaio, rame e materiali rari fondamentali per le tecnologie rinnovabili.

Per Fatih Birol, Direttore esecutivo dell’IEA, i governi devono “non perdere questo momento positivo e propizio per il lancio di nuove strategie e per gli investimenti, soprattutto con nuove politiche che promuovano ed incoraggino la spesa in tecnologie per il fotovoltaico e l’eolico, nell’infrastrutture di rete di cui si avrà bisogno per distribuire l’energia e favorire l’elettrificazione, anche per integrare in maniera più efficace il contributo dell’idroelettrico, della bioenergia e della geotermia”.

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Electric car at futuristic charging station.3D rendering.

Italia top Player nella green tech innovation

Lo studio condotto in sinergia tra EPO e IEA, intitolato “brevetti e transizione energetica”, ci riempie di orgoglio perché attesta la crescita del Bel Paese nell’ultimo decennio in materia di green tech innovation.

Ma procediamo con ordine.

L’Italia è il 4° player europeo e il 9° globale per numero di brevetti in energia pulita, questo perché il 7,6% di tutti i progetti innovativi italiani riguarda tecnologie per l’energia pulita.

All’interno di questo paniere, geotermia, solare termico, edilizia e trasporto ferroviario e combustione, rappresentano i settori di maggiore specializzazione dell’Italia, la quale destina il 34% di tutti gli sforzi di settore alla individuazione di strumenti innovativi abilitanti: batterie, idrogeno, smart grid, sistemi di cattura del carbonio.

Tradotto in termini più semplici, la fetta più grande dei progetti è quella dedicata alle soluzioni a impatto zero.

I nuovi driver dell’innovazione sono le grandi aziende presenti sul nostro territorio (quali Fiat Chrysler, Eni, Leonardo, Magneti Marelli, Sind International ecc.), che investono notevoli capitali per realizzare prodotti idonei allo sfruttamento della “clean energy” in settori dove le emissioni sono difficili da abbattere (es. trasporto).

Nel rapporto non si tessono solo lodi.

Per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici entro il 2050, è necessario un cambio di passo.
Questo è il monito!

La transizione energetica necessaria per mitigare i cambiamenti climatici rappresenta una sfida di enorme portata e complessità – ha affermato il Presidente dell’EPO, António Campinos – Questo rapporto è un chiaro invito all’azione per intensificare la ricerca e l’innovazione in nuove tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio e migliorare quelle esistenti. Pur rivelando alcune tendenze incoraggianti nei Paesi e nei settori industriali, comprese le principali tecnologie trasversali, sottolinea la necessità di accelerare ulteriormente l’innovazione nelle tecnologie energetiche pulite, alcune delle quali sono ancora solo emergenti“.

Il vero problema, però, è quello evidenziato dal Direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol, “circa la metà delle riduzioni delle emissioni per arrivare allo zero netto entro il 2050 potrebbe dover provenire da tecnologie che non sono ancora sul mercato”.

Questa riflessione fa seguito al documento “Global Energy Review” in cui l’International Energy Agency descrive uno scenario desolante: stima che le emissioni globali di CO2 legate all’energia siano destinate ad aumentare di 1,5 miliardi di tonnellate nel 2021; si tratta del secondo più grande aumento della storia (il primo, nel 2010, è stato il preludio alla crisi finanziaria globale del 2008-2009).

Solo un’azione politica concentrata verso lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, purché concordata globalmente, può determinare una forte accelerazione dell’innovazione nell’energia pulita.

Fortunatamente, alcuni paesi sembrano muoversi sulla direzione giusta!

il Patents and Energy Transition conferma infatti che Stati Uniti e Paesi europei stanno collaborando a livello transfrontaliero per sviluppare green technologies, evidenziando come la cooperazione internazionale e la condivisione delle conoscenze sia l’unica via per accelerare gli sforzi di ricerca e sviluppo e raggiungere gli obiettivi del 2050.

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Vi spieghiamo come funzionano le detrazioni cedibili

Volete fare un lifting green al vostro vecchio immobile senza alleggerire il vostro portafoglio?
Nel nostro approfondimento vi sveliamo come risparmiare soldi ed energia migliorando la vostra qualità di vita.

Abbiamo già parlato di come il Decreto Rilancio abbia trasformato l’efficientamento energetico in un’occasione imperdibile ed irripetibile, grazie allo sbloccamento di specifici benefici fiscali.
Se volete conoscere nel dettaglio di cosa si tratta, vi consigliamo di leggere il nostro articolo.

Entrando nel vivo della materia, ci interessa oggi conoscere quali detrazioni si possono cedere.
Se, dal primo gennaio 2020 al 31 dicembre 2021, avete sostenuto o sosterrete spese per interventi:
– di ristrutturazione edilizia detraibili in 10 anni,
– di riqualificazione energetica che danno diritto all’ecobonus o al sismabonus da dividere in 10 anni,
– di recupero o restauro delle facciate degli edifici (bonus facciate) da dividere in 10 anni,
– di installazione di impianti fotovoltaici,
– di installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici,
– che danno diritto al Superbonus del 110%. In questo caso puoi cedere le spese sostenute dal primo luglio 2020 e fino al 2022, cioè nel periodo di validità di questa agevolazione,
potrete cedere la vostra detrazione:
– direttamente ai fornitori dei beni o servizi necessari alla realizzazione dell’intervento,
– a terzi ossia a soggetti privati come altri condomini, società, enti o professionisti,
– a istituti di credito o intermediari finanziari.

Ricapitolando: potrete cedere al fornitore il credito che vantate nei confronti dello Stato e che potreste rivendicare in sede di detrazione fiscale; in questo caso il fornitore – laddove scegliesse di non utilizzare la detrazione ottenuta sotto forma di credito d’imposta – potrebbe cedere il suo credito a intermediari finanziari o istituti di credito.

In alternativa, potete scegliere di “trasformare” la detrazione in credito d’imposta e cederlo direttamente ad altri soggetti, che potranno utilizzarlo in compensazione delle imposte dovute con lo stesso numero di rate che prevede la detrazione originaria oppure cederlo a loro volta.

Le particolarità di questo meccanismo di cessione sono:
– per le spese sostenute nel 2020 e nel 2021, è possibile cedere anche solo il credito sorto rispetto ad alcune rate residue; chiariamo con un esempio: potete scegliere di inserire in dichiarazione le prime due rate di una spesa sostenuta nel 2020 e cedere il credito corrispondente alle altre tre.
– per i crediti d’imposta sorti in maniera condivisa tra più persone, ognuna può scegliere in totale autonomia sull’utilizzo della propria porzione di credito; ad esempio, nel caso di interventi condominiali, la cessione del credito può essere opzionata non necessariamente dal condominio, ma da ogni condomino che decide per la propria porzione.

Fate attenzione però!
Se non riuscite ad utilizzare il credito di imposta nell’anno in cui l’avete maturato, non lo potete recuperare chiedendolo a rimborso o inserendolo nelle successive dichiarazioni dei redditi.

Adesso vi starete chiedendo, come è possibile cedere la detrazione!
La procedura prevede che il beneficiario del credito debba comunicare la cessione direttamente in via telematica tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate; per i meno esperti è possibile rivolgersi ad un CAF o a professionisti abilitati come commercialisti o consulenti del lavoro.
Entro il quinto giorno del mese successivo a quello in cui la comunicazione è stata presentata, è ancora possibile annullarla o inviarne una sostitutiva.
In ogni caso, la comunicazione deve esser fatta entro il 16 Marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese che danno diritto alla detrazione ceduta.

Perché ci impegniamo a garantire una rete di operatori estremamente qualificati?
Capita spesso purtroppo che molti attori del mercato pur di accontentare il cliente, facciano carte false con non pochi rischi a carico di entrambi!
Sì! Dopo un controllo dell’Agenzia delle Entrate o delle ENEA viene accertata la non spettanza, anche parziale, della detrazione, si va in contro ad un procedimento sfiancante per tutti coloro che hanno aderito all’operazione.
Alla fine della giostra, chi avrà ottenuto il credito d’imposta in buona fede non perderà il diritto di utilizzarlo, mentre l’importo dovuto graverà su chi avrà agito in mala fede e sarà maggiorato di interessi e sanzione.

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Sustainable building mock up

Decarbonizzare il sistema economico entro il 2050: l’imperativo di Draghi.

Il presidente del consiglio Draghi e il ministro per la Transizione Economica in settimana hanno convocato le partecipate di Stato Eni, Enel, Snam e Terna.
All’incontro è stato invitato anche Stellantis, il colosso delle automobili made in Italy, ex Fiat ed ex Fca.

Di cosa si è discusso?
La riunione è stata convocata per individuare una strategia comune incentrata sullo sviluppo sostenibile e sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Cosa prevederà la roadmap della transizione ecologica?
Da un lato sono state pianificate operazioni congiunte volte a raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica al 2050.
Ciò comporterà la decarbonizzazione del sistema economico attraverso la realizzazione di progetti avanzati, sia in Italia e che a livello internazionale, per la cattura e lo stoccaggio della CO2.

Dall’altro si è deciso di procedere concretamente alla sostituzione delle fonti energetiche nocive con quelle rinnovabili.
Proprio per questo sarà necessario creare sistemi di produzione di energia rinnovabile che siano flessibili come la fonte.

Sul tema è intervenuto lo stesso Cingolani: “Se vogliamo raggiungere il nostro obbiettivo del 72% di rinnovabili al 2030, dobbiamo avere un 20%-25% di capacità di stoccaggio di energia”, richiamando l’attenzione sul motivo per cui nel Recovery Plan è in “programma” un piano per aggiornare la rete e metterla in grado di gestire gli accumuli.

L’obiettivo è, quindi, quello di predisporre grandi batterie per l’accumulo attraverso interventi che interesseranno almeno 200 punti: solo col supporto di diverse stazioni di accumulo si potrà realizzare una smart grid idonea a guidare l’energia prodotta dalle rinnovabili.

Per quanto riguarda il gas, invece, il ministro ci va leggero affermando che, nonostante l’obiettivo della decarbonizzazione, “il gas sarà l’ultimo a sparire perché ci consentirà di portare avanti la transizione”.

Il primissimo passo verso fonti di energia più sostenibili è invece rappresentato dalla progettazione di centrali in grado di servirsi dell’idrogeno green, un vettore energetico flessibile e potenzialmente ad impatto ambientale zero.
A fondamento di questa virata energetica c’è il piano Next Gen Eu, messo in piedi dalla Commissione europea di Ursula Von der Leyen e sostenuto anche dal governo Draghi.

Quali sono le sfide che si troveranno davanti i protagonisti della mobilità sostenibile?
Si faccia l’esempio della Stellantis che si cimenterà nell’impresa di realizzare veicoli in modo totalmente diverso senza – potersi permettere di snaturare le peculiarità del brand:
– progettare pensando alla fine del ciclo di vita del prodotto,
– costruire usando materie prime recuperate e reimmettendole nel ciclo produttivo,
– consumare energia verde e tagliare l’impatto ambientale delle sue fabbriche.

Ciò che rende fiduciosi è comunque il fatto che il risultato sarà un mezzo ecologico e ricaricabile, in grado di liberare le città dall’inquinamento.
Il gioco, a nostro dire, ne vale la candela!

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Entrepreneur working with bills

Taglio da 600 milioni di euro nelle bollette dei prossimi tre mesi per le PMI

Il governo Draghi ha mantenuto la promessa: ad Aprile il taglio da 600 milioni di euro per le bollette e per il canone Rai delle piccole e medie imprese, è diventato realtà.

L’ARERA, che si occupa del controllo dei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore, lo chiarisce in una nota.

L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, infatti, fa sapere di aver ha approvato la delibera attuativa del decreto-legge “Sostegni”, che andrà a ridurre di 600 milioni di euro le bollette per le piccole imprese.

Del provvedimento beneficeranno circa 3,7 milioni di PMI in bassa tensione, quali piccoli esercizi commerciali, artigiani, bar, ristoranti, laboratori, professionisti e servizi e porterà a una riduzione della spesa nei mesi di aprile, maggio e giugno.

Tale contrazione sarà percentualmente maggiore per gli esercizi commerciali costretti a chiusura dalle misure di contrasto all’epidemia in quanto l’intervento è programmato per ridurre le quote fisse della fattura energetica.

Come funziona?

Le nuove disposizioni – che vanno a sostituire le riduzione di oneri previste dal decreto Ristori – prevedono uno sconto concreto del 30%:
– sulle bollette dell’elettricità per la durata di tre mesi, dal 1° aprile al 30 giugno, con riferimento alle voci della bolletta identificate come “trasporto e gestione del contatore” e “oneri generali di sistema”,
– sul canone Rai per tutto il 2021.

In concreto lo sconto arriverà a valere circa 70 euro al mese per un piccolo imprenditore con una utenza di 15 kilowatt e sarà notevolmente significativo per gli esercizi commerciali ancora costretti alla chiusura, in quanto ridurranno la spesa totale della bolletta fino al 70 % (ossia sulle spese fisse).

Se sei una PMI e sei stanco di navigare a vista tra le altalene dei costi delle utenze, abbiamo qualcosa di molto interessante da proporti per risolvere ogni tuo problema energetico!

Per risparmiare sulla prossima bolletta dai un’occhiata a questo link!
https://referenziamoci.it/lp/come-risparmiare-sulla-prossima-bolletta/#close

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