Categoria: Energia

Il paradosso dell’eolico: corsa ad ostacoli burocratici.

Chi l’ha detto che il vento non incontra ostacoli sul suo percorso?

A puntare i riflettori su un tema caldissimo è lAnev: nel quadro istituzionale attuale esistono ancora troppi ostacoli di origine burocratica che rallentano l’evoluzione dell’eolico.

La nascita del ministero della Transizione ecologica e del Comitato interministeriale per la transizione ecologica pur rappresentando un elemento propulsivo, risulta essere abbastanza per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione posti dall’Ue al 2030.

Non c’è Transizione senza Semplificazione.

Questo è il monito: per poter attuare un piano istituzionale allineato alle imposizioni comunitarie che fissano una data precisa per il risanamento del Pianeta (cfr. 2050) occorre disporre di strumenti semplici e rapidi di intervento.

Nello specifico la richiesta è quella di snellire l’iter delle riforme aventi come tema l’ampio spettro delle energie rinnovabili.

L’Associazione Nazionale Energia del Vento ha posto l’accento sulla esigenza di ripensare in modo più profondo le procedure autorizzative che spesso bloccano la costruzione di impianti destinati alla produzione di energia pulita.

Nella Giornata mondiale del Vento 2021 si è parlato di “liberare l’energia eolica” attraverso un intervento corale che, mettendo d’accordo le varie correnti parlamentari, riesca a ridurre le tempistiche medie degli iter per la realizzazione degli impianti eolici.

Vi siete mai chiesti perché oggi ci vogliono oltre 5 anni per costruire un impianto eolico, rispetto ai 6 mesi previsti dalla normativa?

Bene! Il blocco è causato da querelle tra i decisori, nel senso che coloro che sono chiamati a decidere ai vari livelli istituzionali si ostacolano a vicenda per questioni spesso non strettamente legate all’oggetto della decisione ossia gli impianti rinnovabili.

Per questo motivo si chiede che il superamento dei contrasti istituzionali avvenga seguendo regole chiare e indicazione precise ma soprattutto di settore.

Pretendere di realizzare la transizione ecologica senza una radicale revisione degli strumenti normativi ed autorizzativi per la costruzione di queste opere significa condannare il nostro paese ad una ancora più onerosa rincorsa agli obiettivi comunitari.

Questi sono i motivi che hanno spinto alla realizzazione di una sezione nel “Piano nazionale di ripresa e resilienza” dedicata alla semplificazione delle procedure burocratiche.

La sottosegretaria alla Transizione ecologica Ilaria Fontana rassicura che “nel decreto governance” verrà inserita “una semplificazione atta a snellire l’iter burocratico autorizzativo”.

Fa da eco la vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera e capogruppo di Facciamo ECO, Rossella Muroni, la quale osserva che il decreto Semplificazioni “diventa un’occasione che non possiamo perdere. Anche per superare gli ostacoli non tecnologici alla transizione ecologica” dovuti in gran parte al fatto che “le imprese” sono state lasciate sole “a dirimere questioni con i territori, cosa che a loro non compete”.

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L’altalena delle Rinnovabili: si espandono ma non si riducono le emissioni.

La nuova elettricità: la IEA rivede le sue stime a rialzo per le rinnovabili.
C’è chi non riesce ancora a crederci, ma il 90% della nuova generazione di elettricità nel 2020 è stata sfornata da fonti rinnovabili.

Il trainer del mercato? Naturalmente è la Cina!
Ma seguono con pochissimo distacco anche Stati Uniti ed Europa.

L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nel suo report di aggiornamento “Renewable energy market update 2021” rilasciato l’11 maggio, rivede al rialzo il trend per le rinnovabili nel mondo nei prossimi anni.

La crescita di almeno due settori chiave delle rinnovabili – eolico e solare – viene prospettata con un + 25%: stime che tengono conto della capacità e della velocità di espansione rispetto a peridi antecedenti alla stessa pandemia.

Citiamo qualche dato: la capacità installata di elettricità rinnovabile nel 2020 (si parla di circa 280 gigawatt) è aumentata del 45% rispetto al 2019.

Questo balzo in avanti è “destinato a diventare una nuova normalità”, anche grazie ai progetti che consentiranno di installare 270 gigawatt nel 2021 e 280 gigawat nel 2022.

Il report chiarisce come le energie rinnovabili abbiano contribuito a produrre il 90% della nuova generazione di elettricità globale nel 2020: tale dato è destinato a protrarsi anche in ciascuno dei prossimi due anni.

L’ottimismo di Fatih Birol è contagioso: “una massiccia espansione dell’elettricità pulita è essenziale per dare al mondo la possibilità di raggiungere i suoi obiettivi di neutralità climatica”.

Tuttavia, proviene dalla stessa IEA un monito importante attraverso il suo nuovo rapporto speciale intitolato “Financing Clean Energy Transitions in Emerging and Developing Economies”.

Nel documento si afferma che bisogna aumentare gli investimenti annuali in energie pulite nelle nazioni in via di sviluppo nel tentativo di raggiungere i mille miliardi di dollari entro il 2030.

Questo suggerimento permette di interpretare correttamente i dati derivanti dal trend in crescita delle rinnovabili e dalle operazioni per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030, sforzi unanimemente proiettati a raggiungere il traguardo delle emissioni zero entro il 2050.

Questi investimenti devono però essere indirizzati a creare e produrre tecnologie pulite, come evidenzia l’Agenzia in una nota di sintesi del rapporto pubblicata in collaborazione con la Banca Mondiale e il World Economic Forum.

Anche l’Italia fa la sua parte nella crescita delle rinnovabili, lo confermano i dati dell’Osservatorio FER realizzato da ANIE Rinnovabili, associazione di ANIE Federazione, sulla base dei dati Gaudì di Terna.

Nello specifico bisogna osservare quanto segue.

Nel Fotovoltaico il 2021 si preannuncia un anno con tendenze a rialzo: le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di potenza sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, mentre quelle con il maggior decremento sono Liguria, Marche e Sicilia.

Nell’Eolico, attualmente solo la Calabria ha registrato un incremento del 33% rispetto all’anno passato, grazie all’attivazione di un impianto da 21 MW nella provincia di Cosenza; la diffusione territoriale, in ogni caso, si concentra nelle regioni del sud Italia.

Nell’Idroelettrico si registrano risultati poco confortanti con un decremento del 79% rispetto all’anno passato; la geo-localizzazione degli impianti sorride il nord Italia.

Va ricordo che in Italia diversi sono i documenti fissano gli obiettivi da raggiungere in tema di rinnovabili: il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che però andrà presto aggiornato), la Strategia nazionale di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Nonostante gli sforzi nazionali, l’Ispra – in base agli ultimi dati disponibili – frena gli entusiasmi affermando che nel 2021 i gas serra risultano in salita dello 0,3%: conseguenza della ripresa economica o della carenza di strutture e tecnologie idonee a ridurre al minimo le emissioni?

Ai posteri l’ardua sentenza!

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Materie prime alle stelle: il Governo cerca di salvare la crescita del Fotovoltaico.

La questione è semplice ed è grave: già dai primi mesi del 2021 si registra un sintomatico aumento del costo dei moduli solari di circa il 18%.

Dato significativo se posto a confronto con il calo del 90% registrato nel decennio precedente.

A monde del problema sta l’effetto domino, che si sta abbattendo da un settore all’altro, dovuto ai rincari registrati nella produzione e vendita delle materie prime quali acciaio, rame, ferro, legno e soprattutto polisilicio.

I primi ad avvertire ila crisi sono stati i costruttori edili che hanno lanciato l’allarme al governo attraverso l’Ance manifestando l’insostenibilità economica del trend dei rialzi.

Non si tratta però di una complicazione generata soltanto dai prezzi: alcuni materiali iniziano ad essere irreperibili, rallentando notevolmente la progressione dei lavori di filiera.

Qualche numero: l’acciaio ha subito un rincaro del 150% mente il polietilene di circa il 129%.

Ed il polisilicio?

Per i meno esperti, il polisilicio è una forma raffinata di silicio impiegata prevalentemente per la costruzione dei pannelli solari e proprio attorno a questo materiale indispensabile ruota l’intera vicenda.

Il meccanismo critico che ha innescato il rallentamento della crescita del fotovoltaico è legato da un lato al rapido aumento della domanda di polisilicio e dall’altro alla sua irreperibilità: situazione questa che ne ha fatto schizzare il prezzo fino a 21,16 euro al chilo.

Stando ai dati forniti da PVInsights, neanche un anno fa la stessa quantità di polisilicio aveva un valore di 5 euro e si prevede che fino alla fine del 2022 i prezzi resteranno su livelli alti.

Per il 2021 non sarà tutto rosa e fiori per il rinnovabile solare: secondo gli analisti di BloombergNEF, i governi devono prepararsi all’eventualità che l’eliocentrismo energetico nel breve periodo possa non costituire l’alternativa più economica.

I consulenti del Mint, affermano che i paesi più colpiti dalla crisi di settore saranno la Cina (dove si concentra più dell’80% dell’offerta mondiale di polisilicio), l’India e gli Stati Uniti: l’Europa subirà l’effetto domino che metterà a rischio una serie di progetti.

Il fenomeno globale viene avvertito anche in Italia, dove a rischiare maggiormente è lo strumento del Superbonus.

Il Governo però sta elaborando una soluzione che coinvolge l’economia circolare, come spiega il viceministro dello Sviluppo Economico,.

Il Superbonus 110% si è rivelato un ottimo traino per l’economia nazionale, facendo registrare negli ultimi due mesi un incremento degli interventi di ristrutturazione del 376%: una boccata di aria fresca per gli indici occupazionali.

L’aumento dei prezzi, rischia di rallentare il trend positivo determinando una drastica riduzione della marginalità per le imprese, che si troveranno a dover sfoltire il proprio team ed a rallentare le attività di impianto.

Il viceministro Pichetto Fratin ha rivelato le strategie adottate a settembre dalla Commissione Europea per contrastare questo improvviso e repentino mutamento delle condizioni economiche.

La prima reazione è stata quella di presentare il “Piano d’azione sulle materie prime critiche” il quale prevede l’individuazione di una lista delle materie critiche avente l’obiettivo di migliorare le dinamiche del commercio internazionale e contrastare le distorsioni degli scambi per la sicurezza degli approvvigionamenti.

La seconda soluzione è stata quella di costituire la “Alleanza per le materie prime”, all’interno della quale gli Stati membri elaboreranno strategie per incoraggiare l’economia circolare, aumentare i fornitori, rafforzare gli investimenti in ricerca e sviluppo per la ricerca di nuovi giacimenti e materiali sostitutivi.

Il Governo si è impegnato a garantire l’aggiornamento annuale dei prezzari cui fare riferimento nell’ambito dei contratti pubblici e ad individuare nuove forme di approvvigionamento sostenibile come antidoto definitivo ai rincari.

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Rinascimento ecocompatibile: screening delle rinnovabili.

Cercare di spiegare qual è il valore aggiunto delle fonti energetiche rinnovabili non è semplice.

Soprattutto quando si ignorano i rischi ed i pericoli nascosti dietro all’impiego di quelle c.d. tradizionali.

Da un lato abbiamo la storia e dall’altra il futuro.

La rivoluzione industriale ha esaltato l’utilizzo delle fonti energetiche prodotte con i combustibili fossili quali petrolio, carbone e gas naturale.

A lungo andare, lo sfruttamento massiccio e sregolato di queste risorse ha prosciugato ed ammalato il Pianeta al punto da imporre agli Stati delle politiche rivolte alla ricerca e produzione di soluzioni alternative.

Risulta quindi importante capire la distinzione tra “non rinnovabile” e “rinnovabile”.

Una risorsa viene definita “non rinnovabile” quando una volta sfruttata viene esaurita ossia il nostro Pianeta non è più in grado di produrla.

Viceversa una fonte è definita rinnovabile quando una volta utilizzata viene rigenerata perché il nostro Pianeta è in grado di riprodurla.

Ciò è possibile perché i meccanismi di impiego non implicano la distruzione delle risorse naturali, garantendo – pertanto – un maggiore rispetto dell’ambiente.

In termini di sostenibilità queste energie sono considerate la vera risorsa del futuro non solo dal punto di vista materiale ma anche culturale.

Non ci resta che chiarire qual è il principale pericolo derivante dall’impiego di risorse non rinnovabili e, di contro, quali sono le opportunità che l’energia rinnovabile ci offre.

Le fonti non rinnovabili, distinte in combustibili fossili e combustibili nucleari, sono fonti precarie ed altamente inquinanti.

Se ci fermiamo un attimo a riflettere, sarà semplice osservare che il nostro intero sistema produttivo ha fondamenta per loro natura provvisorie.

Si badi che il carbone, il gas, il petrolio e l’uranio sono fonti destinate ad esaurirsi e che quindi nel lungo termine non saranno più in grado di soddisfare la sempre crescente domanda di energia.

Inoltre i meccanismi massicci di sfruttamento di tali risorse hanno un impatto ambientale dannoso e desolante.

In Italia la normativa di riferimento include tra le fonti resilienti: il sole, il vento, le risorse idriche e geotermiche, le maree, il moto delle onde e le biomasse ossia la trasformazione di prodotti vegetali o dei rifiuti inorganici e organici in energia elettrica.

Le risorse da cui sono prodotte le energie rinnovabili, al contrario, si rigenerano molto rapidamente grazie all’attività endogena ed esogena del nostro Pianeta.

Le fonti rinnovabili vengono impiegate in impianti che riducono o azzerano l’inquinamento: in taluni casi, sono gli stessi meccanismi di produzione a generare ulteriori risorse da impiegare nel circuito energetico senza contaminazione né dispersione.

A fronte dei cambiamenti climatici in atto nel nostro Pianeta, la corsa alle rinnovabili è oggi indispensabile per salvaguardare la situazione globale dell’ambiente e per la salute dell’uomo.

La via ecologica rappresenta quindi l’indicazione maestra ed imperativa che la maggior parte delle nazioni sceglie di seguire.

Quali sono le fonti rinnovabili e da dove derivano?

Energia eolica: è quella originata dal vento.
Energia solare: è quella originata dalla luce solare.
Energia geotermica: è quella originata dal calore della Terra.
Bioenergia: è quella derivante residui organici animali o vegetali.
Energia idroelettrica: è quella originata dal movimento dell’acqua.
Energia oceanica: è quella che sfrutta il moto delle onde e il movimento di correnti e maree.

Innumerevoli sono i benefici che le risorse energetiche rinnovabili offrono per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Abbattimento delle immissioni di CO2 nell’atmosfera.
Riduzione dello sfruttamento massivo delle risorse materiali ed umane.
Stabilità duratura derivante dalla capacità di auto-rigenerazione.
Facile e pronta reperibilità in natura delle risorse primarie.
Autonomia produttiva per le nazioni.
Riduzione dei costi di produzione e delle spese in bolletta.
Pieno soddisfo delle crescenti richieste energetiche.
Sicurezza degli impianti.

Nonostante la scienza si sia adoperata strenuamente per fornire al mondo gli strumenti necessari sostituire queste energie “inquinamenti”, sembra ancora molto lontano l’obiettivo di decarbonizzare il sistema produttivo globale.

Il principale problema è rappresentato dai colossi economici coinvolti nello sfruttamento delle fonti non-rinnovabili.

Tuttavia, il vento sta cambiando: l’umanità si sta avviando verso un rinascimento ecocompatibile grazie allo sviluppo di una nuova etica di consumismo moderato e consapevole.

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Energia verde Sardegna,Geolocalizzazione

Geolocalizzazione delle rinnovabili in Sardegna.

Nella particolare classifica delle regioni maggiormente coinvolte nella produzione di energia verde in Italia, la Sardegna occupa certamente una posizione di tutto rispetto.

È notizia di questi giorni che l’isola dei nuraghi rappresenterà la roccaforte della transizione energetica.

Ha vinto, infatti, la corsa all’innovazione divenendo destinataria di ben quattro progetti verdi, integrati nel programma Horizon 2020 e, quindi, finanziati dalla Comunità Europea.

Si tratta di circa 28 milioni di euro direttamente indirizzati alle località di Carloforte, Berchidda e Cagliari.

Volendo quantificare l’imponente dispiegamento di forze green sul territorio, che confermeranno le convinzioni di chi vorrà accedere allo sconto in fattura, i dati forniti da Terna che riguardano il nostro territorio sono promettenti.

Nel 2019 è stata registrata la presenza di almeno 38.000 impianti fotovoltaici: per i non addetti ai lavori questa brigata del sole, ha sviluppato una potenza massima erogabile di 907 MW. Chapeau!

Dati incoraggianti sono stati registrati anche dalla squadra eolica, con 595 impianti attivi per produrre una potenza massima di 1.105,34 MW, e dallo schieramento delle centrali idroelettriche, che con 18 impianti hanno raggiunto una potenza di 565,62 MW.

Sono questi i motivi per cui Terna ritiene che la Sardegna rappresenti una regione così strategica da rischiare di investire 1 Miliardo di euro nei prossimi cinque anni, con attività che coinvolgeranno oltre 300 imprese e 1.300 tra operai e tecnici nei cantieri e nelle lavorazioni in fabbrica.

In attesa di comprendere dai movimenti governativi se i recenti sgravi fiscali e le sovvenzioni statali saranno prorogati fino al 2023, in molti stanno presentando domanda per svecchiare i propri impianti energetici energetici.

Gli strumenti che permettono di dotarsi di questi impianti a condizioni redditizie, sono le detrazioni fiscali, che ad oggi arrivano fino al 110% e che, anche laddove previste in misura inferiore, grazie anche al risparmio in bolletta, permettono di ammortizzare totalmente l’investimento iniziale in pochi anni.

Si sente spesso parlare di tutte queste fonti di energia verde, ma non siamo sempre in grado di individuare in quali zone geografiche della Sardegna si trovano.

Cerchiamo di stilare delle piccole classifiche.
Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, il più grande si trova a Sassari: la struttura è così imponente da possedere una capacità produttiva di 51 GWh all’anno, che tradotto in soldoni implica una riduzione di 26 mila tonnellate di CO2.

Nel settore eolico on-shore (a terra), il primato spetta all’impianto che si trova nella splendida cornice delle campagne di Buddusò, un colosso con 138 MW di potenza installata, in grado di produrre da solo il 19% dell’eolico sardo.

Il contributo energetico del settore eolico è notevole!
Ogni turbina eroga una potenza nominale di 2300 kW (2,3 MW), mentre la potenza di cui necessita mediamente una casa è di circa 3kW: ciò significa che ogni turbina eolica è teoricamente capace di alimentare, da sola, più di 750 case.

Diverso è il discorso per ciò che concerne gli impianti idroelettrici.

Le potenzialità idroelettriche della Sardegna non vengono sfruttate a pieno; i motivi vanno ricercati sia nella sua particolare situazione idrologica, sia nel fatto che le principali attività idroelettriche vengono ostacolate dalle scarse precipitazioni.

In ogni caso, il primo gradino del podio delle centrali idroelettriche ad acqua fluente spetta alla diga sul fiume Cedrino in località Pedra ‘e Othoni (Dorgali): il fluido vitale che aziona le turbine compie un salto verticale di 43 metri producendo 12,7 GWh.

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La pandemia non ferma l’energia pulita.

Il mondo si tinge di verde: l’asticella mondiale della crescita green segna un bel + 45% nel 2020.

A raccontarci questa splendida impresa è il nuovo Renewable Energy Market Update 2021 dell’International Energy Agency.

Si tratta dell’incremento più significativo negli ultimi vent’anni: nell’anno buio appena trascorso, solo le rinnovabili hanno generato un po’ di luce.

Infatti, le fonti green hanno avuto la capacità di generare il 45% in più di elettricità pulita, risultato che rappresenta anche il 90% della crescita dell’intero settore energetico globale.

Badate, non è un traguardo fortuito: negli ultimi 20 anni il settore, nonostante un andamento altalenante nella fase iniziale, ha registrato un progressivo incremento.

Crescita che rappresenta un vero e proprio trend destinato a far sbocciare grandi numeri anche nei prossimi anni: si attende, da questa “nuova normalità”, una capacità rinnovabile di quasi 270 GW per la fine del 2021 e di 280 GW per il 2022.

I primatisti globali delle rinnovabili sono il fotovoltaico e l’eolico.

L’analisi compiuta dalla IEA mostra come lo sviluppo del solare fotovoltaico continuerà a macinare record, guidando la crescita delle fonti rinnovabili, con un aumento annuo della capacità installata atteso per il 2022 pari ad almeno il 50% in più (circa 162 GW) rispetto al livello pre-pandemia del 2019.

La capacità eolica di generare energia elettrica pulita è, invece, praticamente raddoppiata nel 2020: si parla di un aumento di oltre il 90% rispetto al 2019 che le ha fatto raggiungere i 114 GW nel 2020.
Si stima per il 2022 una crescita della capacità produttiva del 50% in più rispetto al periodo 2017-2019.

Nonostante l’annus horribilis della pandemia è proprio la Cina a confermarsi al centro della domanda e dell’offerta globale di rinnovabili: nel 2020 la quota cinese è salita per la prima volta al 50%, rappresentando circa il 40% della crescita globale della capacità rinnovabile.

Il Trend verticale è però destinato a rallentare a causa del taglio ai sussidi operato dal governo cinese per la realizzazione di progetti di settore; tale condizione permetterebbe all’Europa ed agli Stati Uniti di recuperare velocemente il passo.

Il governo di Pechino potrà sempre e comunque vantare il titolo di Paese Leader nella produzione di pannelli solari e turbine eoliche, nonché quello di maggior fornitore di materie prime come silicio, vetro, acciaio, rame e materiali rari fondamentali per le tecnologie rinnovabili.

Per Fatih Birol, Direttore esecutivo dell’IEA, i governi devono “non perdere questo momento positivo e propizio per il lancio di nuove strategie e per gli investimenti, soprattutto con nuove politiche che promuovano ed incoraggino la spesa in tecnologie per il fotovoltaico e l’eolico, nell’infrastrutture di rete di cui si avrà bisogno per distribuire l’energia e favorire l’elettrificazione, anche per integrare in maniera più efficace il contributo dell’idroelettrico, della bioenergia e della geotermia”.

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I followers del nucleare e l’autosufficienza delle rinnovabili.

Il match tra le concorrenti sostitutive del carbon-fossile che si gioca nel campo della transazione energetica, offre numerosi spunti di riflessione agli addetti ai lavori.

In molti si chiedono se e in quali termini lo sviluppo di tecnologie di produzione aventi ad oggetto il nucleare possa apportare un reale beneficio al Pianeta.

I sostenitori dell’energia nucleare affermano che il suo sfruttamene è indispensabile per ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55% entro il 2030 (in linea con gli obbiettivi previsti dall’Accordo di Parigi sul clima) e per contenere l’innalzamento delle temperature del Pianeta.

Tra i fanatici del nucleare spicca l’illustre presenza del milionario Bill Gates, impegnato nelle prossime settimane a convincere il Congresso Americano a finanziare con miliardi di dollari la società “TerraPower”, da lui fondata per progettare e costruire reattori nucleari di nuova generazione “più efficienti, ecologici e sicuri”.

Le energie rinnovabili, dunque, da sole non sarebbero sufficienti a decarbonizzare il sistema; la soluzione a senso unico parrebbe quella di includere l’energia nucleare tra le fonti “pulite”.

Obiettivamente, le centrali nucleari di ultima generazione immettono nella atmosfera un quantitativo massimo di 110 grammi di CO2 equivalente per chilowattora (kWh).

Ci troviamo quindi davanti ad uno dei valori più bassi contro i 910 grammi del carbone, 650 grammi del gas, 420 grammi delle biomasse e i 180 dell’energia solare su larga scala.

Puntiamo i riflettori ora sui meccanismi di produzione energetica fondati esclusivamente su fonti rinnovabili: il geotermico emette 79 grammi di CO2 equivalente per un kWh, il solare a concentrazione 63 grammi, i pannelli fotovoltaici sui tetti 60 grammi, l’eolico onshore 56 grammi e 35 per quello offshore.

Appare evidente come le emissioni di ciascuna di queste fonti siano di gran lunga inferiori ai valori emessi, seppur bassi, dalle centrali nucleari.

Volendo smontare anche la persistente critica mossa contro le rinnovabili definite fonti intermittenti, in quanto “il sole non splende di notte e il vento non è costante”, va chiarito che le cose stanno cambiando.

La soluzione proviene dall’ammodernamento dei sistemi di stoccaggio, divenuti oggi più economici ed efficienti, rispetto al passato. I sistemi di accumulo stanno, inoltre, facendo registrare una crescita del mercato che si stima arrivi al 2030 fino al 30%.

Andando, invece, a scoperchiare il vaso di pandora della teoria dell’egemonia del nucleare, la nota più dolente da affrontare per i suoi supporters è lo smaltimento delle scorie radioattive: in termini di rischio inquinante, a confronto, le emissioni di gas serra rappresentano un problema di poco conto.

L’individuazione di aree idonee a custodire il deposito nazionale delle scorie radioattive, in Italia, è materia attualissima e di notevole scontro, tanto che i territori selezionati si sono fortemente ribellati, proprio per i rischi idraulici, geografici e morfologici che comporta ospitare questo tipo di rifiuti.

I tempi di neutralizzazione di queste scorie sono biblici, si parla in scala dalle centinaia alle migliaia di anni prima che perdano la loro carica radioattiva: si pensi ad elementi come il plutonio, per il quale si calcolano più di 24 mila anni

Lo smaltimento comporta rischi fisici ma anche economici: smantellare le centrali e smaltire le scorie determina un sacrificio notevole di capitali.

Ulteriore campanello di allarme è rappresentato dalla sicurezza: è sempre vivo in tutti il ricordo dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl avvenuta il 26 aprile 1986, per non parlare poi del disastro di Fukushima dell’11 marzo 2011.

Il nucleare è un settore che non permette leggerezze e soprattutto non accetta imprevisti.

Ciò significa che per rendere sicuro questo sistema di produzione energetica, l’uomo dovrebbe imparare a prevedere e gestire le catastrofi, soprattutto quelle naturali.

Si pensi all’innalzamento delle temperature dovuto al riscaldamento globale, che determinerà eventi meteorologici estremi in grado di far inginocchiare qualsivoglia tecnologia.

Ma è proprio vero che il nucleare è conveniente?

Prendiamo come forbice temporale il decennio che va dal 2009 al 2019: mentre il costo del fotovoltaico al megawattora è diminuito dell’89 %, passando da circa 300 euro a 30, un megawattora prodotto mediante sfruttamento dell’energia nucleare è aumentato del 26% circa, passando da 105 a 130 euro.

Fate voi il confronto: un megawattora prodotto con energia solare costa quattro volte meno rispetto allo stesso megawattora prodotto con il nucleare.

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Sustainable building mock up

Decarbonizzare il sistema economico entro il 2050: l’imperativo di Draghi.

Il presidente del consiglio Draghi e il ministro per la Transizione Economica in settimana hanno convocato le partecipate di Stato Eni, Enel, Snam e Terna.
All’incontro è stato invitato anche Stellantis, il colosso delle automobili made in Italy, ex Fiat ed ex Fca.

Di cosa si è discusso?
La riunione è stata convocata per individuare una strategia comune incentrata sullo sviluppo sostenibile e sulla lotta ai cambiamenti climatici.

Cosa prevederà la roadmap della transizione ecologica?
Da un lato sono state pianificate operazioni congiunte volte a raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica al 2050.
Ciò comporterà la decarbonizzazione del sistema economico attraverso la realizzazione di progetti avanzati, sia in Italia e che a livello internazionale, per la cattura e lo stoccaggio della CO2.

Dall’altro si è deciso di procedere concretamente alla sostituzione delle fonti energetiche nocive con quelle rinnovabili.
Proprio per questo sarà necessario creare sistemi di produzione di energia rinnovabile che siano flessibili come la fonte.

Sul tema è intervenuto lo stesso Cingolani: “Se vogliamo raggiungere il nostro obbiettivo del 72% di rinnovabili al 2030, dobbiamo avere un 20%-25% di capacità di stoccaggio di energia”, richiamando l’attenzione sul motivo per cui nel Recovery Plan è in “programma” un piano per aggiornare la rete e metterla in grado di gestire gli accumuli.

L’obiettivo è, quindi, quello di predisporre grandi batterie per l’accumulo attraverso interventi che interesseranno almeno 200 punti: solo col supporto di diverse stazioni di accumulo si potrà realizzare una smart grid idonea a guidare l’energia prodotta dalle rinnovabili.

Per quanto riguarda il gas, invece, il ministro ci va leggero affermando che, nonostante l’obiettivo della decarbonizzazione, “il gas sarà l’ultimo a sparire perché ci consentirà di portare avanti la transizione”.

Il primissimo passo verso fonti di energia più sostenibili è invece rappresentato dalla progettazione di centrali in grado di servirsi dell’idrogeno green, un vettore energetico flessibile e potenzialmente ad impatto ambientale zero.
A fondamento di questa virata energetica c’è il piano Next Gen Eu, messo in piedi dalla Commissione europea di Ursula Von der Leyen e sostenuto anche dal governo Draghi.

Quali sono le sfide che si troveranno davanti i protagonisti della mobilità sostenibile?
Si faccia l’esempio della Stellantis che si cimenterà nell’impresa di realizzare veicoli in modo totalmente diverso senza – potersi permettere di snaturare le peculiarità del brand:
– progettare pensando alla fine del ciclo di vita del prodotto,
– costruire usando materie prime recuperate e reimmettendole nel ciclo produttivo,
– consumare energia verde e tagliare l’impatto ambientale delle sue fabbriche.

Ciò che rende fiduciosi è comunque il fatto che il risultato sarà un mezzo ecologico e ricaricabile, in grado di liberare le città dall’inquinamento.
Il gioco, a nostro dire, ne vale la candela!

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Entrepreneur working with bills

Taglio da 600 milioni di euro nelle bollette dei prossimi tre mesi per le PMI

Il governo Draghi ha mantenuto la promessa: ad Aprile il taglio da 600 milioni di euro per le bollette e per il canone Rai delle piccole e medie imprese, è diventato realtà.

L’ARERA, che si occupa del controllo dei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore, lo chiarisce in una nota.

L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, infatti, fa sapere di aver ha approvato la delibera attuativa del decreto-legge “Sostegni”, che andrà a ridurre di 600 milioni di euro le bollette per le piccole imprese.

Del provvedimento beneficeranno circa 3,7 milioni di PMI in bassa tensione, quali piccoli esercizi commerciali, artigiani, bar, ristoranti, laboratori, professionisti e servizi e porterà a una riduzione della spesa nei mesi di aprile, maggio e giugno.

Tale contrazione sarà percentualmente maggiore per gli esercizi commerciali costretti a chiusura dalle misure di contrasto all’epidemia in quanto l’intervento è programmato per ridurre le quote fisse della fattura energetica.

Come funziona?

Le nuove disposizioni – che vanno a sostituire le riduzione di oneri previste dal decreto Ristori – prevedono uno sconto concreto del 30%:
– sulle bollette dell’elettricità per la durata di tre mesi, dal 1° aprile al 30 giugno, con riferimento alle voci della bolletta identificate come “trasporto e gestione del contatore” e “oneri generali di sistema”,
– sul canone Rai per tutto il 2021.

In concreto lo sconto arriverà a valere circa 70 euro al mese per un piccolo imprenditore con una utenza di 15 kilowatt e sarà notevolmente significativo per gli esercizi commerciali ancora costretti alla chiusura, in quanto ridurranno la spesa totale della bolletta fino al 70 % (ossia sulle spese fisse).

Se sei una PMI e sei stanco di navigare a vista tra le altalene dei costi delle utenze, abbiamo qualcosa di molto interessante da proporti per risolvere ogni tuo problema energetico!

Per risparmiare sulla prossima bolletta dai un’occhiata a questo link!
https://referenziamoci.it/lp/come-risparmiare-sulla-prossima-bolletta/#close

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Cingolani pianifica una transazione energetica stellare.

In Italia la transizione energetica passerà dall’idrogeno verde e dalla fusione nucleare.

Avete letto bene!

Il neo Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, è convinto che il benessere energetico del paese sia scritto nelle stelle.

La fusione nucleare viene da lui definita come un treno imperdibile per il nostro Paese, perché rappresenta la fonte di energia più “rinnovabile delle rinnovabili”.

Vale la pena ricordare che le affermazioni del neo ministro stridono dinanzi al dictat imposto dall’agenzia internazionale dell’energia, che ha solennemente escluso dagli scenari al 2050, la fissione nucleare dalle soluzioni energetiche per abbattere le emissioni di CO2.

Se il nucleare desta perplessità, l’idrogeno verde è la “regina delle soluzioni” per Cingolani, in quanto la sua sostenibilità è garantita al 100%.
Il suo processo di produzione, infatti, prevede l’elettrolisi dell’acqua in speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità da fonti rinnovabili.

Il mix vincente di vettori energetici pensato dal neo ministro, per cui l’Italia avrà certamente un ruolo leader, prevede una cooperazione sinergica tra le diverse e consolidate fonti rinnovabili di energia.

Aspre sono state le critiche sollevate dal mondo ambientalista, in cui il ministro viene accusato di anacronismo progettuale e di dissonanza rispetto ai dichiarati piani della Comunità Europea.

Intanto, nelle prime settimane di Aprile prenderà forma la strategia nazionale che terrà conto di tutte le variabili energetiche in gioco e della delicata situazione di crisi economica in cui l’Italia si trova a causa della pandemia.

D’altronde il tempo della transizione energetica stringe e non tutte le risorse economiche possono essere destinate a rincorrere la fusione nucleare, come anche non tutte le energie rinnovabili possono essere impiegate per soddisfare la domanda energetica necessaria a sfruttare l’idrogeno verde.

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