Il rischio milionario delle centrali a gas: rincari delle bollette e paralisi della lotta alle emissioni di CO2

La sfida tra le pretendenti sostitutive del petrolio offre sempre elettrizzanti colpi di scena.
Il think tank finanziario indipendente, Carbon Tracker Initiative, frena gli entusiasmi di chi in Italia già pregustava gli incassi derivanti dalla costruzione di nuove centrali a Gas.

Questi colossi rischiano, inspiegabilmente, di scalzare le energie rinnovabili nella produzione di energia elettrica.

Eppure non solo metterebbero a rischio gli obiettivi climatici del Paese, ma determinerebbero un irreversibile aumento delle bollette degli utenti.

Come è possibile?

I costi delle tecnologie a zero emissioni stanno progressivamente calando mentre quelli relativi alle centrali a gas sono costantemente esposte all’altalena dei prezzi legata a tale combustibile.

Entro il 2030, quindi, produrre elettricità col gas sarà del 60% più costoso rispetto a un portafoglio di rinnovabili: 75 € per Megawattora contro 47 €.

Perché è importante l’intervento del Carbon Tracker Initiative?

Perché l’Italia ha assunto un duplice impegno e rischia di fallire nel suo intento.

Da un lato ha previsto la chiusura entro il 2025 delle ultime centrali a carbone pianificando, però, la costruzione di nuove centrali a gas.
Dall’altro ha programmato una serie di operazioni volte ad abbattere le emissioni nocive per il nostro pianeta, in accordo con gli altri Paesi della comunità internazionale.

Questi due obiettivi apparentemente allineati, sono in aperto contrasto.
L’idea di riempire il territorio italiano di centrali che sfruttano il gas per produrre energia non sembra vincente né dal punto di vista economico, né ambientale!

In merito al primo punto, la Carbon Tracker ha confrontato i costi delle nuove centrali a gas con quelli di un portafoglio di rinnovabili che offre gli stessi servizi: quantità mensile di energia, capacità di picco e flessibilità.

Dall’analisi è emerso che una corretta combinazione di fonti di energia pulita e tecnologie flessibili, ha un costo inferiore rispetto alla capacità produttiva delle nuove centrali a gas, a parità di stabilità, sicurezza e adeguatezza degli impianti.

In merito al secondo punto, non è scontato evidenziare come scegliendo energia pulita, le emissioni annuali di CO2 si ridurranno con una progressione del 6%.

Per quanto concerne il contenimento delle variabili che incidono sui costi, le centrali ad energia pulita risultano ancora una volta vincenti perché le risorse presenti in un portafoglio di rinnovabili sono interscambiabili.

Le centrali alimentate dal gas, invece, subiscono le influenze altalenanti dei costi della loro risorsa primaria ossia il gas, che è insostituibile al 100%.

In conclusione, se l’Italia persevera nella costruzione di nuove centrali a gas patirà perdite di almeno 11 miliardi di euro in investimenti incapaci di produrre benefici, sia dal punto di vista economico, generando rincari nel costo dell’energia elettrica, sia ambientale, mettendo a rischio gli obiettivi climatici del Paese.

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