Cingolani pianifica una transazione energetica stellare.

In Italia la transizione energetica passerà dall’idrogeno verde e dalla fusione nucleare.

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Il neo Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, è convinto che il benessere energetico del paese sia scritto nelle stelle.

La fusione nucleare viene da lui definita come un treno imperdibile per il nostro Paese, perché rappresenta la fonte di energia più “rinnovabile delle rinnovabili”.

Vale la pena ricordare che le affermazioni del neo ministro stridono dinanzi al dictat imposto dall’agenzia internazionale dell’energia, che ha solennemente escluso dagli scenari al 2050, la fissione nucleare dalle soluzioni energetiche per abbattere le emissioni di CO2.

Se il nucleare desta perplessità, l’idrogeno verde è la “regina delle soluzioni” per Cingolani, in quanto la sua sostenibilità è garantita al 100%.
Il suo processo di produzione, infatti, prevede l’elettrolisi dell’acqua in speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità da fonti rinnovabili.

Il mix vincente di vettori energetici pensato dal neo ministro, per cui l’Italia avrà certamente un ruolo leader, prevede una cooperazione sinergica tra le diverse e consolidate fonti rinnovabili di energia.

Aspre sono state le critiche sollevate dal mondo ambientalista, in cui il ministro viene accusato di anacronismo progettuale e di dissonanza rispetto ai dichiarati piani della Comunità Europea.

Intanto, nelle prime settimane di Aprile prenderà forma la strategia nazionale che terrà conto di tutte le variabili energetiche in gioco e della delicata situazione di crisi economica in cui l’Italia si trova a causa della pandemia.

D’altronde il tempo della transizione energetica stringe e non tutte le risorse economiche possono essere destinate a rincorrere la fusione nucleare, come anche non tutte le energie rinnovabili possono essere impiegate per soddisfare la domanda energetica necessaria a sfruttare l’idrogeno verde.

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